Salta al contenuto

Incontri ravvicinati in Val Bisagno (parte 2)

Ciao Eleonora, intanto come va? Raccontaci un po’ di te, quello che fai, la tua formazione, dove vivi…

Ciao Andre! Grazie intanto per questa intervista, sono onorata di essere parte del tuo interessantissimo Blog, ricco di super contenuti! Questo è un periodo di gran fermento per me, ti rispondo proprio in un pre-stagione intenso e in vista di numerose trasferte!
Sono milanese e da un paio di anni convivo a Genova con il mio compagno Alessandro. Ho “inseguito l’amore” rimettendomi completamente in gioco, decidendo così di abbandonare la routine della milanese imbruttita, incluso il lavoro, la casa e le abitudini di una vita. Questo cambiamento è stato anche influenzato da un incidente che mi ha segnata e che mi ha fatto comprendere la necessità di cambiare stile di vita. Allontanarmi dallo stress di Milano, dalle dinamiche lavorative che erano diventate strette, per tornare ad avere più’ tempo per me e per le persone care, avvicinarmi di più (in senso fisico proprio) alla natura. E qui in Liguria la natura è davvero molto vicina e stupenda, quasi ancora incontaminata nell’entroterra ed oltre il mare, come la Valbisagno che regala emozioni con le sue valli boschive dove avventurarsi. A Milano lavoravo in uno studio di comunicazione e PR per Moda e Design, ora sono freelance, ho studiato per poter praticare trattamenti diversificati legati al massaggio terapeutico, quindi da operatore olistico. Collaboro tutt’ora con il mio ex studio per seguire progetti specifici come eventi, opening, presentazioni ed il salone del mobile. Spesso mi diletto anche nei dj set, mettendo o curando la musica per eventi o nei locali a Milano… Gioco a Bike polo e… ah e poi mi alleno in bici!:-D

Il tuo approccio alla bici? Come è stato? Cosa ti piace e cosa provi andando in bici?

Ho iniziato ad andare in bici a Milano, esclusivamente per spostarmi in città, la mia prima bici è stata una scatto fisso. Non conoscevo il ciclismo come sport. Praticavo il basket in maniera agonistica. L’ho sempre considerato il mio unico sport, da quando ho cominciato a 8 anni. Ho scoperto poi il vero ciclismo grazie ad Alessandro. Ci siamo conosciuti che lui aveva appena fondato il team fixed Cinelli e quindi poi le Lambro crit e l’ambiente del fisso. Io continuavo a giocare a basket e non ho mai pensato di salire in sella per fare una gara o un giro di qualche km. Dopo qualche mese dall’incontro con Alessandro ho avuto un incidente in moto che mi ha danneggiato per qualche tempo la gamba sinistra, da non poter neanche camminare, né correre né giocare a pallacanestro. E’ stata proprio in quella circostanza negativa che la bicicletta è diventata la mia alleata, uno strumento grazie al quale ho scoperto di poter riprendere a fare sport, da zero, in maniera totalmente nuova dandomi la speranza di potermi riprendere da una situazione critica e indefinita.
Ho convissuto con un apparato di fissazione ossea esterna (ilizarov) per quasi 9 mesi, e con questa impalcatura ingombrante ed il dolore delle fratture scomposte ed esposte che avevo riportato ho iniziato a fare i miei primi rulli. La voglia di fare movimento dopo tanta immobilità era così tanta che Alessandro mi ha costruito un pedale sinistro di legno per non urtare il telaio con l’ilizarov durante la pedalata e ricoperto di carta vetrata per non fare scivolare il piede. Così ogni giorno pedalare con quell’affare mi ha permesso di conquistare un piccolo range di movimento in più alla caviglia cementata…ogni giorno di più.
Dopo la rimozione dell’ilizarov ed un’altra operazione all’alluce, nell’agosto 2016 inizio con qualche allenamento seguendo le indicazioni di Alessandro…e magari provare a fare qualche gara col fisso…pronti via. L’inizio ovviamente è stato abbastanza traumatico, ricordo la fatica per fare tutto. Gli allenamenti erano un continuo fallimento, non riuscivo a far andare avanti il mezzo su una salita, mi sentivo inadeguata. Nonostante sia migliorata nei mesi successivi rimango convinta che il mio sport sia sempre il basket. Del resto sono molto riconoscente alla bicicletta (ad Alessandro) perché grazie a questo mezzo ho scoperto un nuovo immenso mondo (di cui conosco davvero poco ancora!).
Andare in bici mi piace perché mi fa sentire in forma, mi fa fare fatica e amo quella sensazione di scarico totale su tutto il corpo dopo una gara o un allenamento prolungato. Della bici mi piace la velocità e l’adrenalina che procura durante la gara e la sensazione di libertà mentre si sta con se stessi, andando in bici stacco per un po’ dagli impegni della giornata e dai pensieri, è uno strumento per conoscersi meglio e capire sino a dove e come ti puoi spingere.

Raccontaci di quella particolare disciplina che è il bike polo.

E’ stato nel 2014 che ho scoperto il bike polo! A Milano presso lo spazio pubblico autogestito Leoncavallo, che ospita da ormai qualche anno i ragazzi dell’associazione MILANO BIKE POLO.
Il Bike Polo è uno sport divertente e affascinante in cui bisogna destreggiarsi con varie skills come ad esempio equilibrio, coordinazione, forza, velocità e visione di gioco. Ha origini molto antiche. Nacque in Irlanda nei primi del 900, ma poi scomparve in concomitanza della prima guerra mondiale. A partire dal 2000 negli States, i bike messenger hanno rispolverato questo sport vintage, praticandolo inizialmente come hobby, nelle pause tra una consegna e l’altra, e poi crescendo e diffondendosi a macchia d’olio in tutto il mondo. Ora è sempre più in crescita, esistono numerosi tornei internazionali ed anche i campionati mondiali. A Milano è arrivato nel 2008. Si gioca in un campo spondato che ha la metratura simile a quella del basket, con due porte da calcetto. Si incontrano due squadre composte da tre giocatori ciascuna. Una pallina e’ posta al centro e al “3-2-1-POLO!” dell’arbitro due giocatori schizzano dalla sponda per contendersi la palla utilizzando una mazza per colpirla e passarsela con l’obiettivo di fare goal nella rete avversaria. Una delle regole fondamentali è Non appoggiare i piedi per terra, se no è fallo e il giocatore deve uscire dal gioco per qualche secondo. Vince la squadra che fa più goal in 10 minuti. Una volta arrivati a 5 reti il gioco si conclude anche prima del tempo di gioco.
Un mio desiderio è quello di rifondare il bike polo a genova. So che in passato qualcuno ci giocava…è tempo di farlo rinascere anche in Liguria! Lancio un appello a tutti gli amici ciclisti per far rinascere questo sport di nuovo! Serve solo una bici qualsiasi con un freno, non a scatto fisso.

Visitate questa pagina! https://www.facebook.com/milanobikepolo/

E ora l’esperienza in nazionale e la medaglia a Manchester. Com’è il ciclismo a questi livelli? E che atleta ti è rimasto impresso?

Sono entrata a far parte del roster della Nazionale Paralimpica da Luglio 2018 sperimentando sino ad ora un unico ritiro per i mondiali di ciclismo paralimpico su strada a Maniago.
L’impatto è stato forte, inizialmente un po’ difficile… Tutto da imparare, i codici di comportamento, i metodi di lavoro in allenamento, il relazionarsi con i tecnici e la convivenza con atleti super experienced e talentuosi.
E’ stata un’esperienza sicuramente molto intensa, sia fisicamente che a livello emozionale, dove ho conosciuto persone di valore non solo atletico, ma anche dal punto di vista caratteriale.
Chi mi è rimasto impresso sicuramente è sicuramente Alex Zanardi, la sua verve, simpatia e cordialità mi hanno allietato le giornate di ritiro. La sua storia è incredibile, un esempio di vita del Mollare Mai!

Cosa pensi della mobilità in bici sulle nostre strade? Il tuo punto di vista.

Questo è un argomento per me di fondamentale importanza. Prima di tutto perché vivo la strada in maniera traumatica dal ricordo dell’incidente. Pedalo in iperallerta e mi sembra che l’attenzione non sia mai abbastanza.
A mio parere c’è da fare moltissimo!

Tutto dovrebbe partire dalle istituzioni. Dovrebbero avere molto più a cuore la tematica della mobilità etico-sostenibile. Organizzare eventi a tappeto per diffondere la cultura della bicicletta, incentivarne l’uso per diminuire quello pro capite dell’auto. A Genova (e rispetto a Milano) il traffico è abominevole, permanente e compulsivo. Il segno della croce è un must prima di far partire il Garmin. Il rischio di incidente è molto alto, perché purtroppo chi guida non ha la minima attenzione nei nostri confronti, in particolare quando superano ti fanno sempre il pelo e tu impazzisci dalla rabbia. Io credo che ci odino perché rallentiamo il loro percorso. Per me l’automobilista medio genovese è un folle ignorante.
E poi non sopporto il tartassamento mediatico delle auto di 6000 di cilindrata, dovrebbe invece essere sostituito con campagne dedicate alle e-bike per esempio.
Per l’incolumità del ciclista bisognerebbe creare una rete stradale a parte, dato che le piste ciclabili esistenti sono solo una copertura, non servono di fatto a nulla se non per andare ad incidentarsi.
Il codice stradale dovrebbe almeno essere urgentemente regolamentato con l’inserimento dell’obbligo di mantenimento della distanza di 1,5 mt dal ciclista tanto per cominciare…

Prossimi appuntamenti?

Mondiale Paralimpico su pista ad Apeldoorn – Olanda.

Published inCiclointervisteUncategorized

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *