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La sicurezza prima di tutto

L’ultimo episodio accaduto al giovane corridore Samuele Manfredi sulle nostre strade liguri, per la precisione presso Toirano, pone di nuovo al centro di una parte dei media nazionali la questione della sicurezza sulle strade per noi ciclisti.

Diciamo subito che poco è stato fatto in questo senso: 254 morti “di ciclismo” nel 2017 sono un dato  che non solo fa riflettere, ma fa anche rabbia. Padri, madri, figli non ci sono più. L’unica colpa è quella di pedalare in un paese che non considera il ciclista uno dei “proprietari”, al pari di automobilisti e motociclisti, della strada sulla quale si viaggia tutti insieme.

In più c’è la caccia alle streghe: il ciclista spesso è bersaglio di insulti, maledizioni, clacsonate a un metro dall’orecchio, per un semplice vezzo rabbioso del burino di turno.

Altre considerazioni sono necessarie.

La prima è che il messaggio che viene spesso passato è che il ciclista è di intralcio perché va piano, perché non sta sulla destra o altro ancora; nella maggior parte dei casi si tratta del riflesso di una psicosi da “coda del mattino”, che deve trovare subito la sua valvola di sfogo.

La seconda è la realtà, ovvero: il ciclista non inquina, il ciclista non fa coda. Da ciò si deduce che è la parte debole della strada (nonostante il mercato della bici abbia un fatturato maggiore delle auto e un indotto altrettanto importante). Vivo quotidianamente queste situazioni, visto che ho rinunciato da anni ad abbonamenti dell’autobus e a mezzi di trasporto privati, e sono convinto (e come me tanti altri) che forse possiamo rendere gli spostamenti e tutta la città un po’ più vivibili e accoglienti.

La terza considerazione deriva dalla seconda. Se non c’è una volontà politica, i discorsi rimangono tali. Se c’è la volontà di risolvere il problema da parte di chi gestisce i fondi e di chi decide le politiche relative alla mobilità, allora uno spiraglio ci può essere. Altrimenti tutto cambia affinché nulla cambi, ovvero le statistiche avanzano in senso negativo.

Veniamo a noi. In Liguria sicuramente c’è una eccellenza come la pista ciclabile del Ponente che, al di là delle considerazioni turistiche, rende evidente che la convivenza è possibile. Ma prima di San Lorenzo la situazione è drammatica. A Genova poi non ne parliamo. Dopo le campagne pompose del sindaco Doria, la città, che ha visto un aumento sostanziale dei ciclisti che usano la bici come mezzo di trasporto e non solo per fare sport, non ha avuto altro che 800 metri di pista non segnalata a Prà, 500 metri a Di Negro, che finiscono nelle transenne di lavori che vanno avanti da almeno 6 anni, e altri 800 metri di corsia ciclabile in via XX Settembre, in mezzo ai bus. Pochissimo.

Veniamo alle proposte.

La prima è che le associazioni che sono in qualche modo legate alla bicicletta e alla sua valorizzazione, i ciclisti, devono capire che è finito il tempo di parlarsi tra di loro e di chiedere piste o corsie ciclabili alle autorità, che poi non le fanno. Bisogna parlare a chi guida le automobili, ci vuole una grande campagna di sensibilizzazione e bisognar far capire agli automobilisti che la pista ciclabile conviene anche a loro; insomma portare anche loro dalla nostra parte, far sì che anche loro chiedano le ciclabili, visto che è una questione di sicurezza per tutti.

Inoltre, bisognerebbe tassare le auto di lusso e i SUV quando entrano nel centro città. A mio avviso, forse ci si finanzierebbe tutto il progetto super11 (una pista ciclabile dalla Lanterna a Boccadasse). Basta riempire il centro di macchine che sembrano corriere dell’ AMT. Sono pericolose, in particolare per le biciclette.

Individuare direttrici ciclabili importanti. Per Genova, ad esempio, il torrente Bisagno. Sì, proprio lui. C’è una ciclabile bellissima sul Tevere, che ha il doppio della portata del nostro torrente, non vedo perché non debba esserci sul Bisagno. Una volta terminato lo scolmatore, si tratterebbe lavori che darebbero la possibilità a chi usa la bici nei due sensi di marcia per andare a lavoro di non rischiare la vita ogni secondo.

Queste sono solo alcune di proposte. Ce ne sarebbero centinaia. Poi, come si fa in altre città, una volta decise le cose si fanno, punto. E’ una questione di serietà rispetto al tema della mobilità, che a Genova conta, ad esempio, 400.000 auto circolanti ogni giorno, a cui si aggiungono autobus, camion e mezzi vari.

La campagna Safe Cycling, realizzata dalla DDB Singapore con l’agenzia pubblicitaria OMD
Published inAttualità

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