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Quando la bici non ha ostacoli: Bike4Usher

L’appuntamento è in piazza Cavour, davanti all’entrata di un garage.
Alessandro è lì che mi aspetta, divisa da bici, occhiali da sole. E’ il primo allenamento di bici che facciamo insieme, deve preparare una corsa. Si apre la porta del garage, poi quella del box, e il mezzo viene alla luce, un tandem da corsa. E’ la prima esperienza per me in tandem e vi spiego il perché.

Ciao Alessandro, intanto, come è andata a Bari?
Ciao Andrea! A Bari è andata molto bene per diversi motivi, innanzitutto perché sono ancora vivo (avendo dato tutto nel nuoto e nella bici, la parte della corsa è stata dura), poi perché, al di là di ogni mia previsione, io e il mio compagno guida siamo arrivati primi di categoria PTVI e ci hanno premiati anche per la vittoria di classifica di categoria della stagione 2018 delle Italian Paratriathlon Series.
Essendo il mio primo anno di triathlon agonistico e avendo pochissima esperienza e un bagaglio tecnico povero, sono rimasto stupito e molto soddisfatto per il risultato anche se devo crescere ancora molto e migliorare sotto diversi aspetti… ma intanto mi godo un po’ di vacanza 🙂

Raccontaci un po’ di te…
Sono un ragazzo, anzi un ragazzino, genovese di quasi 35 anni e sono affetto dalla Sindrome di Usher, una malattia genetica rara che ha comportato, nel mio caso, una sordità profonda alla nascita e una progressiva perdita della vista per la quale adesso non ci vedo ‘na pippa, volevo dire sono ipovedente.
Sono laureato in Informatica e in Scienze della Comunicazione e attualmente lavoro come sviluppatore in una grande azienda, ma la mia grande passione sono i viaggi e lo sport, in particolare il triathlon. Lo sport mi prende molto tempo, non solo dal punto di vista agonistico, ma anche come veicolo di comunicazione per la sensibilizzazione sulla Sindrome di Usher e per la raccolta fondi a sostegno della ricerca sulla malattia da cui sono affetto: per questo collaboro con la società no profit RarePartners come testimonial del progetto Run4Usher, grazie al quale sono entrato nel mondo delle gare sportive, in primis per motivi “sociali” e poi nell’agonismo.

Lo sport, quanto è importante?
Negli ultimi anni, per me è diventato fondamentale, quasi una ragione di vita, sia perché riempe metà della mia quotidianità (lavoro part-time la mattina per cui il pomeriggio lo dedico agli allenamenti e alle attività legate al progetto Run4Usher), sia come impegno nel far conoscere la Sindrome e valorizzare il lavoro che porto avanti da anni con la mia famiglia e con RarePartners. In precedenza, avendo una famiglia dedita all’attività fisica, lo sport è sempre stato molto presente nella mia vita, da piccolo ho praticato nuoto e calcio, poi mi sono dedicato alla corsa e al free climbing.
Penso che ognuno di noi, nel limite delle proprie possibilità, debba fare sport perché, dando possibilità sia di forte introspezione interiore, sia di aggregazione sociale, è davvero “per tutti”.

Ti piace andare in bici? Di solito che giri fai?
Il mio rapporto con la bici è molto particolare, quando ero bambino/adolescente ci andavo spesso e facevo anche delle sortite fuori città su MTB. Poi, col peggioramento della vista e con le maggiori difficoltà di equilibrio (altra caratteristica della mia malattia), avevo gradualmente smesso… e non sono più salito su una bici per 15 anni.
Poi ho scoperto il tandem, mezzo col quale potevo – grazie al supporto di un’altra persona – salire nuovamente su un sellino, aggirando le difficoltà sia visive sia vestibolari, e riscoprire il sapore della pedalata. L’emozione e il piacere sono stati talmente grandi che, dopo pochi mesi, feci subito un viaggio in tandem con mio padre, da Genova a Sorrento: 800 km in 8 giorni.
Attualmente faccio diversi tipi di giri, quasi tutti con partenza dal centro di Genova, dove tengo la bici: se devo allenarmi per il Triathlon Sprint e lavorare molto di agilità, vado nelle parti pianeggianti delle due valli genovesi, Val Polcevera (almeno finché non è caduto il ponte…) e Val Bisagno; se invece voglio un percorso misto e non è un momento di particolare traffico, vado sull’Aurelia, verso levante e sempre costeggiando il mare, percorso che prediligo per la grande bellezza e varietà. Se invece voglio delle salite dure, vado sempre in Val Bisagno, ma in fondo e salendo a Davagna/Torriglia, su per i tornanti della strada vecchia.

Il tandem, chi lo ha costruito? Un artigiano?
Il tandem da corsa, denominato “Bike4Usher”, è stato costruito da Cicli Conti, che l’ha dato in uso al progetto Run4Usher, come contributo per il lavoro di sensibilizzazione e informazione sulla Sindrome portato avanti da RarePartners, attraverso lo sport.

Quando sali sopra che sensazioni hai? Ti devi affidare completamente ad un’altra persona…
Con i miei compagni abituali c’è un rapporto di fiducia totale e reciproco, in quanto anche io posso influire sull’andamento del mezzo, sia come pedalata, sia come stabilità del mezzo sia coi miei freni (che uso dietro segnali prestabiliti)… quindi dobbiamo essere in due a fidarci!
Con un nuovo compagno cerco sempre di iniziare su percorsi brevi e chiusi al traffico, per prenderci un po’ le misure e capire lo stile di pedalata, poi – passo dopo passo – inizia a essere una cosa naturale, finché si arriva al punto in cui salgo sulla bici e devo pensare solamente a seguire la mia guida, a pedalare e, per il resto, a lasciare libera la mia mente, a farla andare più veloce e in direzioni diverse rispetto alla bici.

Prossimi obiettivi?
Dal punto di vista agonistico dovrò prepararmi al meglio per la prossima stagione di Paratriathlon mentre, parlando di bici, mi piacerebbe fare un altro viaggio con mio padre quest’inverno, un possibile percorso a cui abbiamo pensato è il giro della Sicilia, 1000 km da fare in due settimane…vedremo!

Published inCiclointerviste

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