Cosseria, un angolo di storia

Al confine con il Piemonte, i paesi della Liguria in questo periodo sono spesso ricoperti di neve. Uno spettacolo invernale dove capita spesso di incontrare biker e stradisti che si allenano nonostante le temperature.
C’è un paese particolare lì, fatto di poche case, un campo da calcio in disuso, il municipio, una chiesa. E’ Cosseria, provincia di Savona. In realtà, agli storici napoleonici non suona così estraneo come luogo: nel 1796, nei giorni 11 e 12 aprile, venne combattuta lì una battaglia tra l’Armata d’Italia, comandata proprio da Napoleone, e gli Austriaci. Il paesino di mille anime tornerà a essere tristemente famoso per aver dato il nome ad una Divisione di fanteria che farà parte della campagna di Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale.
A Cosseria viveva anche quel mito del “ciclismo eroico” (quello che oggi si svolge con bici e abbigliamento d’epoca e che vanta anche un Giro d’Italia d’epoca) che fu Luciano Berruti, al quale è stato dedicato anche un docu-film dal titolo “L’Eroico”. Luciano fu il promotore e il fondatore del “Museo della bicicletta” di Cosseria, un autentico gioiello ligure della storia della bicicletta. La passione di Luciano per la bici e per il recupero di cimeli storici fanno del museo un luogo dove si respira veramente la storia di questo sport. Maglie, bici d’epoca, libri: la collezione del Museo, composto di un’unica ampia sala, attrae per la possibilità di apprezzare particolari meccanici e firme importanti o anche solo per la possibilità di meravigliarsi di fronte alla bici senza manubrio che ha fatto la discesa dello Stelvio o alla bici-aereoplano.

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Una Milano-Sanremo ritrovata nel cassetto della storia

Un documento eccezionale, un filmato di altri tempi, che da l’idea di cosa significasse andare in bicicletta ai primi del secolo scorso. Siamo nel 1922, alla 15esima edizione della Milano-Sanremo. Sulle nostre strade, ancora in terra battuta, ma che già all’epoca sapevano regalare panorami puri, senza nessun impedimento ascrivibile al cemento, si davano battaglia i migliori; non a caso davanti c’è Girardengo. Tanti particolari curiosi e storici, come l’affollato ristoro di Ovada, che mai oggi vedremmo, i ciclisti che chiedono al cameraman di spostarsi, la gente all’arrivo sul lungomare di Sanremo (molto probabilmente dove ora c’è il porto turistico) con il suo caratteristico filare di palme, i soldati e i giovani carabinieri, con i tipici cappelli triangolari di inizio novecento, che fissano la telecamera e magari si chiedono cosa sia quell’aggeggio. Divertitevi, in questi 6 minuti, anche a leggere i cartelli con la cronaca, magari imitando la voce di De Zan…

A Ceranesi per una leggenda!

La fine della stagione agonistica su strada coincide con l’inizio di quella del ciclocross, la specialità del ciclismo che prevede l’utilizzo di bici da corsa con ruote da fuori strada, che permette di cimentarsi su tracciati misti di asfalto e sterrato.

E’ iniziato proprio questa domenica il giro della Liguria di Ciclocross, che comprende 7 tappe, una delle quali nella amena località di San Martino di Paravanico, nel Comune di Ceranesi, alle spalle di Genova. Ma perché ci concentriamo proprio su questa tappa? Continua a leggere

Bartali e Genova

Siamo nel 1947. L’Italia tutta sta cercando con molta fatica di risollevarsi dai disastri della seconda Guerra Mondiale. Lutti, distruzioni, macerie sono ancora lì. Quasi impossibile fare una vita decente per chi ha perso tutto, casa e parenti. Tuttavia la ricerca della normalità passa anche attraverso lo sport ed in quegli anni il ciclismo, con i nostri immortali campioni Coppi e Bartali, ha certamente un ruolo importante nella vita degli italiani. Quanta gente ai bordi delle strade a salutare i girini!
Il video che vi propongo è la seconda tappa del Giro d’Italia 1947, Torino-Genova, 206 km. Renzo Zanazzi è in maglia rosa, Gino Bartali è il vincitore di tappa.
Colpisce nel video il commento, le strade, che pur dopo soli due anni dalla fine della guerra appaiono in buone condizioni, e le tante persone ad attendere l’arrivo dei corridori. Ma la cosa che più stupisce è il velodromo della Lanterna, un passato ormai perduto ma che resta nella storia del ciclismo nazionale. Perché abbatterlo? Godetevi il video!

La memoria da ritrovare

Cougnet, inventore del Giro, a destra, ed Emilio Colombo, direttore della Gazzetta, a colloquio sugli scalini della Cattedrale di San Lorenzo (foto tratta da “Un Secolo di Passioni. Giro d’Italia 1909-2009. Il libro ufficiale del centenario-RIZZOLI)

Quando pensiamo alla Liguria e al ciclismo non possiamo non portare la mente agli avvenimenti più importanti e più prossimi. Ma la nostra regione ha fatto da sfondo alle imprese più epiche di quello che oggi chiamiamo “ciclismo eroico” e celebrato oggi attraverso eventi come “L’Eroica”, “La Mitica” e altre manifestazioni ciclostoriche.

Pensiamo così alla Milano-Sanremo con le strade ancora sterrate e alle imprese di Costante Girardengo e Giovanni Gerbi sui Piani di Invrea.

Tuttavia ci sono eventi di cui si è persa la memoria e sono quelli più storici. Nel 1909 infatti, nel primo Giro d’Italia, organizzato dalla Gazzetta dello Sport, Genova fu sede di arrivo e di partenza di tappa. Per la precisione fu arrivo della sesta tappa, la Firenze -Genova di 294,1 km, vinta da Rossignoli della Legnano in poco più di 11 ore su Galetti e Ganna. Mentre il 27 si partì dal capoluogo ligure per andare a Torino, 354,9 km, venne vinta da Ganna dell’Atala che fu poi trionfatore del Giro. La tappa Firenze- Genova fu importante, Gerbi, il celebrato “Diavolo Rosso”, si ritirò. Continua a leggere