Eppur si muove

Perennemente in ritardo, la Regione Liguria si accorge delle piste ciclabili. Ne abbiamo, sempre comunque troppo poche rispetto alle potenzialità della regione e spesso lasciate allo sbando per mancanza di fondi, almeno questo viene detto. Tuttavia dalla prossima settimana c’è un bando da 360 mila euro (che nel bilancio di una Regione non sono proprio molti rispetto a ciò che ci sarebbe da fare ma vabbé, come si dice qui “meggiu che ninte”) per mettere in sicurezza i percorsi ciclabili per i comuni che superano i 20mila abitanti. Rientrerebbe nell’idea della Ciclovia Tirrenica, percorso ciclabile che sembra affascinare le eccelsi menti dei piani alti della politica sia a livello regionale che nazionale. Ovviamente è positivo, ma rendiamoci conto che è una goccia nel mare rispetto a ciò che c’è da fare sulla ciclabilità, in particolare nelle grandi città. La sicurezza dei ciclisti, sia per chi lo fa come sport che per chi lo usa come mezzo di trasporto, deve necessariamente essere al centro del dibattito sulle famose “smart cities”. Perché il problema è, a mio avviso, nell’atteggiamento delle istituzioni. La pista ciclabile e la ciclabilità in sé è vista unicamente come opportunità turistica. Degli spostamenti quotidiani di chi rinuncia alla macchina tutti i giorni per andare a lavoro in bici, cosa assolutamente consigliata nel caos di una città, ad esempio Genova, con 400mila macchine ogni giorno per strada, poco importa. Io stesso percorro tutti i giorni gli 8 km che mi separano dall’ufficio (potete vedere su Strava, Andrea Viola Violetta) in condizioni veramente disagevoli, quando lo spazio per una ciclabile ci sarebbe. Eppure quel percorso probabilmente agli occhi delle istituzioni probabilmente non è turistico. Quindi facciamo la ciclabile a mare e nell’interno auguri a tutti. La domanda è: ma un disegno globale sulla ciclabilità esiste?

La “pista ciclabile” di Piazza Caricamento (fonte: Google Maps)

Alla scoperta della Valle Scrivia

In questi giorni, rovistando tra i libri di ciclismo, me ne è capitato per le mani uno dal titolo “La Valle Scrivia in Mountain Bike”. Non è un libro nuovo, anzi; tuttavia sfogliandolo mi sono reso conto della validità che può avere ancora oggi.

L’autore è Angelo Scorza ed è edito dallo Studio Cartografico Italiano di Genova, con carte annesse in scala 1:50.000.
Il libro contiene  itinerari che si sviluppano in Valle Scrivia, quella valle alle spalle di Genova a ridosso della provincia di Alessandria, che comprende i comuni di Busalla, Casella, Crocefieschi, Davagna, Isola del Cantone, Montoggio, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna e Vobbia.
La Valle è grande e piena di sorprese paesaggistiche e naturalistiche. Non a caso il libro propone 30 itinerari con carte topografiche e dislivello.

Le descrizioni sono molto rigorose ed è per questo che risulta uno strumento utile per chi vuol fare un’uscita in mountain bike alla scoperta di questi luoghi quasi incontaminati. Insomma del cicloescursionismo. Le stesse descrizioni, infatti, vengono completate con indicazioni di distanza, pendenza media, ciclabilità, tempo medio, quota minima, asfalto, coefficiente di difficoltà, dislivello, quota massima e km da percorrere fuori strada.
Non mi resta che augurarvi buon giro!

Cosseria, un angolo di storia

Al confine con il Piemonte, i paesi della Liguria in questo periodo sono spesso ricoperti di neve. Uno spettacolo invernale dove capita spesso di incontrare biker e stradisti che si allenano nonostante le temperature.
C’è un paese particolare lì, fatto di poche case, un campo da calcio in disuso, il municipio, una chiesa. E’ Cosseria, provincia di Savona. In realtà, agli storici napoleonici non suona così estraneo come luogo: nel 1796, nei giorni 11 e 12 aprile, venne combattuta lì una battaglia tra l’Armata d’Italia, comandata proprio da Napoleone, e gli Austriaci. Il paesino di mille anime tornerà a essere tristemente famoso per aver dato il nome ad una Divisione di fanteria che farà parte della campagna di Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale.
A Cosseria viveva anche quel mito del “ciclismo eroico” (quello che oggi si svolge con bici e abbigliamento d’epoca e che vanta anche un Giro d’Italia d’epoca) che fu Luciano Berruti, al quale è stato dedicato anche un docu-film dal titolo “L’Eroico”. Luciano fu il promotore e il fondatore del “Museo della bicicletta” di Cosseria, un autentico gioiello ligure della storia della bicicletta. La passione di Luciano per la bici e per il recupero di cimeli storici fanno del museo un luogo dove si respira veramente la storia di questo sport. Maglie, bici d’epoca, libri: la collezione del Museo, composto di un’unica ampia sala, attrae per la possibilità di apprezzare particolari meccanici e firme importanti o anche solo per la possibilità di meravigliarsi di fronte alla bici senza manubrio che ha fatto la discesa dello Stelvio o alla bici-aereoplano.

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