Consigli utili: bici + treno

Immagine tratta da www.trenitalia.com. Trovate info utili per viaggiare con la bici sui treni anche su http://www.trenitalia.com/tcom/Offerte-e-servizi/In-treno-con-la-bici

Ore 17 e 43. Attendo con la mia bici il Regionale per Taggia Arma. Arriva il treno e il vagone per il trasporto delle bici è in fondo. Imprecazioni a non finire, salto in sella perché il treno è bello lungo, ma un poliziotto mi ferma in malo modo e mi dice di scendere e di andare a piedi. Va bene, anche se ho paura di perderlo il treno, perché devo passare in mezzo alla folla che si accalca tra chi sale e chi scende…

Ecco, scene così ne ho vissute e viste a decine, questo perché non si sa mai dove sia il vagone per le bici. D’altronde, se si guarda l’orario, le informazioni sono scarne e spesso non veritiere, nel senso che a volte il simbolo della bici non c’è e invece il treno le può tranquillamente portare…

Ora: qualche informazione utile e pratica per evitare situazioni al limite.

Intanto, le biciclette sui regionali liguri viaggiano gratuitamente. Questo è frutto di un accordo tra Regione Liguria e Trenitalia; se invece si va fuori regione c’è un biglietto che dura 24 ore e costa 3,50 euro.

Poi, quando si arriva in stazione, per scrupolo è meglio guardare sempre il cartello giallo degli orari, dove sono descritti i servizi che il treno possiede. Nel 99,9 per cento dei casi i regionali avranno il simbolino della bicicletta stilizzata, così ci potremo avviare tranquillamente con la nostra due ruote a prendere il treno.

Ed ecco il momento clou: l’arrivo del convoglio. La regola generale (che può essere naturalmente disattesa) è che i treni da levante a ponente hanno il vagone bici in fondo,mentre per quelli da ponente a levante è davanti. Mentre per chi va verso la Liguria interna (ad esempio verso la Valbormida) di solito il vagone è davanti, perché si tratta di treni che salgono in Piemonte. Occorre posizionarsi più o meno a quella che pensiamo potrebbe essere la metà del treno e, quando questo arriva, non farsi distrarre e controllare se sulla motrice davanti c’è il simbolo della bicicletta. Se non sarà davanti la bici va caricata in fondo, tenendo sempre conto della regola generale poc’anzi esposta.

Che poi, in fondo, basterebbe poco quando si annunciano i treni a dire dove sta il vagone bici…

Spero di essere stato utile! E buon viaggio!

Giro dell’Appennino.

Una storia per immagini (parte 1)

Il Giro dell’Appennino è, dopo la Milano – Sanremo, l’appuntamento più importante per gli appassionati di ciclismo della nostra Regione. Attraversa i luoghi di confine tra Piemonte e Liguria, mitiche strade dove l’Airone Fausto Coppi si allenava col fratello Serse e sprigionava nei colpi di pedale una classe cristallina, vanto per generazioni di connazionali.

Lo spettacolo della gente che, dopo essersi misurata col record della scalata, tifa i corridori professionisti in cima al passo della Bocchetta è degno di una tappa del Giro d’Italia. L’ultima edizione, la 79esima, ha visto il ritorno del traguardo in via XX Settembre, nel cuore della Superba, dove tifosi, sportivi, semplici curiosi hanno potuto godere dello sprint a tre che ha deciso la corsa.

Così, grazie all’amico e fotografo Fabio Bussalino, ho pensato di pubblicare le splendide foto di questa edizione, con la speranza che anche l’anno prossimo via XX Settembre e una parte di Liguria possano tornare alla ribalta del ciclismo nazionale.

 

 

Settimana europea della mobilità sostenibile 2018

Il crollo del Ponte Morandi sta avendo, come era prevedibile, un effetto devastante sulla mobilità della “Superba”.

Code, sensi di marcia stravolti, bus incolonnati e tempi di percorrenza allungati stanno mettendo a dura prova i nervi dei genovesi. E le scuole devono ancora iniziare…

Tra pochi giorni inizierà la Settimana europea della mobilità sostenibile (perché ad oggi è insostenibile…): 7 giorni per ragionare su un futuro che, a quanto pare, qui non è molto lontano e che varie città europee stanno invece già vivendo.

L’ultimo rapporto Euromobility pone Genova al 13esimo posto della classifica sulla mobilità sostenibile nelle 50 principali città italiane, fuori dalla top ten dunque.

C’è ancora tanto da fare; basti pensare che il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) non è ancora di fatto presente e che Genova è terzultima tra le 50 principali città italiane per chilometri di piste ciclabili ogni 10.000 abitanti, seguita solo da Campobasso e Potenza.

Di seguito trovate il programma della Settimana, con eventi dal 16 al 22 settembre. Partecipate!

Sanremo – Firenze, un legame a colpi di pedale

Alessandro e Dario Pegoretti

Firenze è la città del Rinascimento. Passeggi nel centro di una delle città più importanti del mondo per musei e opere d’arte, centro, dalla fine del 1400, di una Rinascita culturale, tecnica e storica. Girovagando per le sue vie è molto probabile capitare in una piazzetta, una di quelle che fanno da contorno alla stupenda Piazza del Duomo, una di quelle che quando tiri su il naso vedi i colori della cupola che colorano uno spicchio di cielo. E’ Piazza Brunelleschi.

 

L’officina

, incastonata tra le mura di palazzi che circondano la piazza trovi un’entrata, a protezione c’è un cancelletto con al centro le lettere AFA. Lì devi entrare, proprio lì. Scendi le scale e si apre un mondo. Macchinari, telai, manubri, serie sterzo, maglie d’epoca, libri sulla bici,foto,giradischi. Bottiglie di vino, di birra e di alcol etilico, guanti, una scrivania per decidere insieme che bicicletta desideri.

Alessandro è di Sanremo, estremo Ponente Ligure, non a caso le sue bici sono firmate “Ciclostile Fanchiotti Firenze-Sanremo”, ma il centro di creazione è principalmente Firenze. A Sanremo di solito si portano le bici ordinate e finite.

Alessandro, cosa è per te la bicicletta?
Per me la bicicletta? Beh, la bici per me è banalmente libertà, libertà di movimento e di espressione. Inizialmente è libertà di movimento: da bambino è un modo per muoversi in una piccola cittadina di mare nei primi anni 80 in maniera veloce e “figa” per un bambino di meno di 10 anni. In seguito è diventata libertà di movimenti più lunghi nel silenzio; per chi ha sempre avuto dimestichezza come me con i mezzi a motore, il silenzio di una buona ruota libera e mozzi ben lubrificati in discesa oppure lanciati in pianura è un balsamo per l’anima. In viaggi più lunghi è conquista contro se stessi: rubi a te dei pezzi di pigrizia o di inconsapevolezza e, una volta conquistati, quei territori interiori sono i tuoi. Dunque sì, la bici è anche mezzo di conquista, un assolutamente pacifico mezzo di conquista. E’ diventata la possibilità di esprimermi quando ho iniziato a fare telai e a verniciarli. Adesso è soprattutto questo: la risposta alla mia voglia di espressione libera, sempre però subordinata alla funzionalità; quando il proprietario di un telaio fatto da me corre o fa viaggio oppure va al lavoro in bici, ecco lì davvero si realizza la mia opera. Lì davvero sono appagato.

Che formazione hai?
La mia formazione? Naturalmente classica (ride), basta vedere i miei telai… No, a parte gli scherzi, la mia formazione viene da mio padre, soprattutto per quel che riguarda la bici, con i racconti sul “duello Coppi Bartali” e poi sull’amore delle cose di un tempo: la Lancia Appia che avevamo sotto casa, poi le Lambrette, la 500 restaurata insieme. Per la formazione accademica…Liceo Classico a Sanremo e Università – Filosofia – a Firenze e poi tanto cuore nostalgico.

Tre aggettivi per definirti?
Preciso, volubile, incostante! Dai, uno positivo, uno neutro, uno negativo. 1-x-2.

La tua passione per il ciclismo e la creazione di una bicicletta?
La passione per il ciclismo deriva sempre da mio papà e da quei nomi, Coppi, Bartali, Merckx, Gimondi. Poi anche dalla mia esperienza sportiva da bambino, nelle fila della Ciclistica Arma, due anni fondamentali per capire che la mia pigrizia mal si sposava con uno sport come il ciclismo. La bici (che per me è la bicicletta da corsa) non l’ho mai abbandonata però, anche semplicemente come mezzo per misurarmi con me stesso… o per sfogare malumori e inquietudini o semplicemente per pensare fuori dai condizionamenti inevitabili della quotidianità.
Discorso diverso per la voglia di iniziare a capire qualcosa sulla costruzione di un telaio. La mia Colnago da corsa in acciaio dei primi anni ’90, regalatami da un caro amico, Paolo, mi ha sempre appassionato, per il suo telaio in acciaio a congiunzioni, con diametri dei tubi tradizionali (“sottili” come dicono tutti). Di qui la curiosità di capire come fossero effettivamente tenuti insieme quegli 8 tubi. Poi la ricerca su internet di qualcuno che potesse trasmettermi delle nozioni e alla fine l’incontro fondamentale con Dario Pegoretti (purtroppo recentemente scomparso  il 23 Agosto): uomo straordinario e telaista di fama mondiale, più conosciuto e amato all’estero che qui in patria. Lui, che si è dimostrato da subito più un amico che un insegnante, mi ha trasmesso quel pochissimo che so sulla costruzione di un telaio di biciclette in acciaio. E’ stato la persona che mi ha guidato in una piccola svolta personale.

E del recupero delle bici “antiche” che ne pensi?
Recupero delle bici del passato? Un lavoro bellissimo che però ho abbandonato subito: preferisco creare.

La bicicletta farà parte del futuro della mobilità?
La bicicletta farà parte del futuro come lo ha fatto del passato e come lo fa del presente, ma se possa essere una soluzione a problemi di mobilità e inquinamento… in Italia sicuramente no o non a breve. Basta vedere le nuovissime generazioni: probabilmente se potessero volare sopra ad un tablet o ad uno smartphone sarebbero pronte… in bici? Dubito, dipende dai valori che famiglie quasi inesistenti e scuole quasi inesistenti trasmettono loro.. Dunque sono assolutamente pessimista in merito.

Cosa produci?
Beh non produco, perché un processo produttivo rimanda ad una dinamica di fabbrica e di produzione in serie di un oggetto ovvero la cosa più lontana da ciò che esce dalla mia “cava” nel cuore di Firenze. Ogni telaio è pensato, amato, sofferto. Scelgo la serie di tubi più adatta all’uso che il telaio dovrà fare nella sua vita e al suo proprietario, all’interno della serie scelgo i singoli tubi uno ad uno… un po’ a sensazione… dopo il progetto inizia così un lungo lavoro di limatura e sgolatura di tubi e congiunzioni e forcellini… poi la brasatura ad ottone e poi, dopo ore di pulizia e limatura, inizia un altro lavoro che è la verniciatura, che tra fondi antiruggine, vari colori e trasparente finitura finale comprende almeno 7 mani di verniciatura. Comunque cosa esce dalla mia “cava”? Telai e forcelle di biciclette da corsa sport, Gravel, Pista, Touring… Tutti con un sapore molto retrò oppure come si dice ora “vintage”.

La più bella che hai creato fino ad ora?
Sarei tentato di dire la AMY, il mio modello da Pista, per la pulizia delle linee classiche evidenziata dalla semplicità di un montaggio da pista, ovvero due ruote ed un manubrio con due corone per la trasmissione… ma sono costretto a dire che la più bella sarà la prossima!

Alessandro ha ovviamente un contatto Facebook per la sua cicloofficina: https://www.facebook.com/Ciclostile-Fanchiotti-165778017337284/

E io una bici me la sono fatta fare da lui, la bici con la quale faccio ciclocross…

Da Genova a Genova passando per…

i monti

Genova vista dal Monte Fasce. Foto tratta dal sito Gulliver.it

Oggi vi porto a scoprire la bellezza di una parte di costa e la magia dei monti e dei paesini che sovrastano Genova, in un itinerario che in questo periodo risulta quanto mai adatto a chi vuole fare una bella uscita in compagnia o da solo.

Diciamo subito che bisogna essere allenati, perché i tratti in salita sono tanti e anche abbastanza impegnativi.

Per evitare il traffico dal centro di Genova che vi farebbe andare fino a Sturla a passo di lumaca, il mio consiglio è di partire direttamente dal Monumento di Quarto, famoso gruppo scultoreo dedicato ai mille garibaldini. Da qui bisogna seguire l’Aurelia a ridosso del mare: incontrerete le delegazioni di Quinto e poi di Nervi, con i suoi parchi verdissimi e la splendida Passeggiata Anita Garibaldi.

Usciti da Nervi inizia il saliscendi: è abbastanza dolce fino a Recco e segue sempre l’Aurelia, passando per Bogliasco, Pieve Ligure e Sori, dove, facendo una piccola deviazione per entrare nel centro abitato, si può andare a prendere un caffè in riva al mare. Attenzione che per arrivare a Recco, superato il ponte di Sori, c’è un primo strappo di 800 metri circa.

Giunti a Recco si incontra una prima rotonda all’entrata della cittadina, si prende a destra, poi dopo 200 metri una seconda rotonda e si prosegue a sinistra (la strada a destra porta a Camogli, quella dritta alla salita della Ruta di Camogli). Alla terza rotonda si prosegue dritto verso i monti seguendo le indicazioni per Uscio.

Recco è una cittadina particolare: un ponte della ferrovia enorme la sovrasta e a causa di questo ponte durante la seconda guerra mondiale fu “Coventrizzata”. Di storico, infatti, non è rimasto granché.

Inizia qui la salita più lunga, di circa 10 km, con una pendenza media del 3,8%. Salire nel verde col sole è stupendo, una liberazione e un senso di pace bellissimi.

Uscio è il paese degli orologi, vi ha sede la fabbrica Trebino e vi si trova una caratteristica chiesa romanica (Pieve di Sant’Ambrogio) dell’XI secolo, attaccata all’ottocentesca Chiesa di Sant’Ambrogio.

Al bivio che segna la fine della salita bisogna girare per Lumarzo. Si incontra la piccola frazione di Calcinara di Uscio, dove ci si può rinfrescare alla fontanella sulla sinistra, dotata di acqua bella fresca. Al bivio seguente bisogna prendere la salita di sinistra seguendo le indicazioni per il Monte Cornua. La salita è impegnativa, corta (2 km), ma con una pendenza quasi dell’8%.

Arrivati in cima la vista è spettacolare. Nelle giornate belle a Ponente è possibile scorgere la costa quasi fino ad Albenga. La fatica vale un attimo di ammirazione per il panorama. Da qui ancora 9 km fino ad arrivare al piazzale delle antenne del Monte Fasce, attraversando una strada larga con decisi saliscendi, che da sui monti dell’oltre giogo genovese e sulle valli interne. E’ a doppia corsia, poco frequentata. Arrivati al piazzale, inizia finalmente la lunga discesa, più o meno 15 km, che ci porta in picchiata su Genova: la vediamo sempre dall’alto, in una visuale veramente suggestiva. Arriviamo così nella delegazione di Borgoratti. All’incrocio bisogna andare a sinistra e poi scendere sempre, ai semafori sempre dritti, ritrovandoci in costa nella delegazione di Sturla, dalla quale, andando verso levante, dopo 2 km circa incontreremo il Monumento, il nostro luogo di partenza.

Pedalo dunque sono

Foto da Ediciclo Editore

Essere e pedalare, pedalare ed essere. Pedalare, pensare ed essere, essere pensare e pedalare. Insomma, come la si giri la si giri ma l’indissolubile legame tra i nostri pensieri e la bicicletta è ciò che una schiera di ciclisti-filosofi ci aiuta a capire e a provare. Andare in bici alla velocità che ci piace, osservare tutto ciò che ci fa da contorno ci fa recuperare una dimensione della vita e dello scorrere di essa nuovo, bello, diverso. Edito da Ediciclo Editore, curato da Lorenzo Parolin, con testi di Carmine Abate, Silvano Bordignon, Mirco Corato, Nicola Corato, Giovanni Gurisatti, Chiara Mascarello e Alessandro Motta, “Pedalo dunque sono. Pensieri e filosofia su due ruote” è un libro che scorre adagio ma non lento, un viaggio alla scoperta di come il mezzo a due ruote faccia conoscere noi stessi, coniugando Aristotele e Socrate, “L’essere si dice in molti modi”, il primo, e “conosci te stesso”” il secondo. Un viaggio dentro di noi anche puramente fisico, in ascolto di ciò che diamo per scontato ma che ci regala sensazioni uniche come il cuore e il respiro.

Scrittura scorrevole, citazioni filosofiche, descrizioni intime ne fanno un libro assolutamente da leggere, da capire e da “applicare” nei concetti che trasmette, perché oggi più che mai la bicicletta è rivoluzione non solo per la mobilità, essa è rivoluzione silenziosa, ecologica, universale, per tutti.

La bicicletta è il futuro. Come ci dicono i nostri ciclofilosofi.

Bike Sharing a Genova, sogno o incubo?

Foto tratta dal sito Genova Parcheggi.

Siamo all’anno zero della mobilità. Dopo il crollo del Ponte Morandi e la ripresa delle attività con la fine delle ferie, la conseguenza migliore che ci possiamo aspettare è la paralisi totale della città. Speriamo vivamente non siano parole profetiche.

Tuttavia a Genova esiste il Bike Sharing. La soluzione al disastro? Forse. Se fosse pubblicizzato a dovere e soprattutto funzionante a dovere. In rete è quasi impossibile trovare dati sull’utilizzo tranne un penoso articolo del Secolo XIX del 2013, mentre il sito di Genova Parcheggi, società a totale controllo del Comune che gestisce il servizio, è fermo al 2017. Il sito bicincittà invece è aggiornato, ma i dati non sono confortanti: poche bici ma tante stazioni (17!) e troppe colonnine. Senza contare che di bici del bike sharing in giro veramente se ne vedono pochissime, personalmente mai vista una, e quando ti avvicini ad una stazione la situazione è desolante, ruggine ovunque, compresa catena e pacco pignoni.

Un disastro? Si. Perché non esiste la volontà di trasmettere l’idea di mobilità alternativa, non a caso non esistono infrastrutture ciclabili degne di questo nome.

Se esiste l’idea di mobilità sostenibile in bici, di “smart city” per questa città, e la giunta Bucci non ne ha dato fino ad ora segnale, il bike sharing potrebbe essere una risposta, anche se minima, ai problemi grossi che ci aspettano. Cambiare abitudini di coloro che “prendono la macchina per andare a comprare il pane”, una delle sfide più importanti.

Esiste il Bike Sharing a Genova, sapevatelo…

La memoria da ritrovare

Cougnet, inventore del Giro, a destra, ed Emilio Colombo, direttore della Gazzetta, a colloquio sugli scalini della Cattedrale di San Lorenzo (foto tratta da “Un Secolo di Passioni. Giro d’Italia 1909-2009. Il libro ufficiale del centenario-RIZZOLI)

Quando pensiamo alla Liguria e al ciclismo non possiamo non portare la mente agli avvenimenti più importanti e più prossimi. Ma la nostra regione ha fatto da sfondo alle imprese più epiche di quello che oggi chiamiamo “ciclismo eroico” e celebrato oggi attraverso eventi come “L’Eroica”, “La Mitica” e altre manifestazioni ciclostoriche.

Pensiamo così alla Milano-Sanremo con le strade ancora sterrate e alle imprese di Costante Girardengo e Giovanni Gerbi sui Piani di Invrea.

Tuttavia ci sono eventi di cui si è persa la memoria e sono quelli più storici. Nel 1909 infatti, nel primo Giro d’Italia, organizzato dalla Gazzetta dello Sport, Genova fu sede di arrivo e di partenza di tappa. Per la precisione fu arrivo della sesta tappa, la Firenze -Genova di 294,1 km, vinta da Rossignoli della Legnano in poco più di 11 ore su Galetti e Ganna. Mentre il 27 si partì dal capoluogo ligure per andare a Torino, 354,9 km, venne vinta da Ganna dell’Atala che fu poi trionfatore del Giro. La tappa Firenze- Genova fu importante, Gerbi, il celebrato “Diavolo Rosso”, si ritirò.

Non sappiamo dove fosse stato posizionato l’arrivo, ne da dove si partisse quel 27 maggio. Ma possiamo immaginare. Possiamo immaginare le strade da La Spezia a Genova ancora sterrate, senza gallerie né luci, e i corridori rivolti verso il mare a guardare le barche, magari sopra il Bracco, contornati da contadini che tornavano dal lavoro nelle vigne. Possiamo immaginare la folla in una piazza De Ferrari completamente diversa, senza il palazzo dell’Unicredit di via Dante, festante per l’arrivo dei corridori, e ancora in festa per la partenza magari da via Gramsci, senza sopraelevata e con i muli carichi di merci da imbarcare, o ancora immaginare i corridori il giorno di riposo (il 26 maggio) in giro per la città tra osterie e i primi negozi di biciclette.

Possiamo immaginare come non si perda il ricordo di questo pezzo di storia, magari come a Ovada, dove una targa posizionata sul muro del bar Trieste in piazza XX settembre ricorda il passaggio dei corridori delle prime, storiche Milano -Sanremo.

Possiamo immaginare ed è bello ricordare.

Il cicloriparo di Genova, una realtà!

In questi giorni la mobilità genovese e ligure è al centro di riflessioni importanti, purtroppo, come spesso accade, dopo un fatto tragico, nella fattispecie il crollo del Ponte Morandi-Viadotto Valpolcevera.

La domanda che spesso ci poniamo è se il capoluogo ligure sia una città ciclabile o meno, ma la risposta è, a mio avviso e molto semplicemente, che qualsiasi città può esserlo se i piani alti lo vogliono.

Questo per dire che forme di ciclismo “vario” a Genova ci sono. Agonisti, turisti, bikeworkers (coloro che vanno a lavoro con la bici) si vedono sempre di più in giro. Ma chi usa la bici ha sempre più spesso bisogno di manutenzione.

Esistono varie ciclofficine di cui ci occuperemo, ma sicuramente la prima è stata il Cicloriparo. Dal 2012, prima nel centro storico e ora in via del Molo presso Palazzo Verde al Porto Antico, una schiera di volontari si occupa di piccole manutenzioni (camere d’aria, freni….) a titolo completamente gratuito. Al cicloriparo si fanno incontri didattici su come gestire i piccoli inconvenienti della bici e cavarsela da soli, si parla di storia della bici, si presentano libri, si parla di vacanze e di ciclabilità.

E’ un luogo di aggregazione, dove gli interventi sulla bici si fanno insieme ai volontari, dove ci si scambiano idee, opinioni, gesti.

Il Cicloriparo ha una pagina Facebook sempre aggiornata e un sito.

E’ aperto 11 mesi all’anno, il mercoledì dalle 17.30 alle 19 e due sabati al mese.

San Lorenzo – Ospedaletti:

una pista per tutti!

A ponente della nostra regione, quella parte che venne definita dai coniugi Berry “la porta occidentale d’Italia”, c’è quello che si può definire “il paradiso dei ciclisti”, una pista ciclabile a due corsie lunga circa 24 km, che inizia a San Lorenzo al Mare e termina a Ospedaletti.

Costruita sulla linea ferroviaria in disuso, oggi trasferita a monte, non presenta nessun dislivello significativo ed è adatta a tutti i ciclisti, dagli agonisti che vogliono allenarsi  alle famiglie. E’ per gran parte a picco sul mare, quindi, volendo, ci si può fermare a fare un bel bagno. E’ attrezzata con bar e servizi per bici e attraversa località turistiche importanti, tra le quali Santo Stefano al Mare, Riva Ligure, Arma di Taggia, Bussana, Sanremo e la stessa Ospedaletti. Non a caso è stata sede di tappa del Giro d’Italia 2015, con la crono inaugurale.

Poi, per chi è più allenato, anche l’interno della costa è tutto da scoprire. Si possono affrontare le mitiche salite di Cipressa e del Poggio, famose per la Milano-Sanremo, per poi riprendere agevolmente la ciclabile o ancora immergersi nei colori della valle Argentina, seguendo il corso dell’omonimo torrente. Incontriamo così le località medioevali di Taggia, Badalucco, Montalto, Triora.

La pista è raggiungibile con la macchina (uscita Imperia Ovest e poi Aurelia fino a San Lorenzo) o in treno, arrivando alla stazione di Imperia e percorrendo circa 7-8 km in direzione ovest verso San Lorenzo al Mare. Oppure ancora, per chi volesse percorrerla nella direzione da ponente a levante, si può uscire a Sanremo Ovest o scendere alla stazione di Sanremo e seguire le numerose indicazioni che conducono alla pista.