Genova mondiale

Sabato alla sala gradoni dell’Informagiovani di Palazzo Ducale, in pieno centro cittadino, grazie alla collaborazione tra Cicloriparo, Comunità Lituana della Liguria e Paginaduecento, abbiamo potuto sentire le gesta e i racconti di Diana Žiliūtė, campionessa del mondo di ciclismo su strada nel 1998. E’ stato un incontro speciale, ricco di aneddoti e di storie di un passato ciclistico emozionante e che riaffiora umanamente nei racconti di Diana. E’ l’amore viscerale per la bici e per il ciclismo che traspare dalle sue parole, quel misto tra volontà, tenacia e sogni, che diventeranno realtà, a coinvolgere il pubblico. Diana ha nel suo palmares quasi tutto: il Campionato del mondo, un bronzo olimpico, il Tour de France; tuttavia è anche una persona, una donna, che come noi ha punti di forza e debolezze, come quando racconta delle feste fatte dopo il campionato del mondo di Valkenburg. La bici però rimane la sua compagna inseparabile, anche dopo aver smesso di correre, perché quando ti innamori finisce così, una bici è per sempre.

Il numeroso pubblico ha potuto godersi così una persona che “ha qualcosa da raccontare”. Forse se Genova ascoltasse di più queste storie capirebbe cosa può significare un reale cambio di passo nella mobilità. Ma si sa, il cervello dell’uomo più di una cosa non riesce a pensare.

Foto di Fabio Bussalino

https://genova.repubblica.it/cronaca/2019/02/24/foto/incontro_a_genova_con_la_campionessa_olimpica_di_ciclismo_dalla_lituania-219986707/1/#1

Ciao Marco

A 15 anni dalla morte anche noi vorremo ricordare il più grande scalatore al mondo di tutti i tempi. Sulle strade della nostra regione Il Pirata ha scritto una delle pagine più belle della sua breve e intensa carriera. Era la Sanremo del 1999, quasi venti anni fa. Fece il record, 9 e 37 battuto due anni dopo per un secondo da Casagrande. I due tempi migliori che rimangono ancora lì. Ci manchi Marco, e come ha detto Pastonesi, eri un dio.

 

Incontri ravvicinati in Val Bisagno (parte 2)

Ciao Eleonora, intanto come va? Raccontaci un po’ di te, quello che fai, la tua formazione, dove vivi…

Ciao Andre! Grazie intanto per questa intervista, sono onorata di essere parte del tuo interessantissimo Blog, ricco di super contenuti! Questo è un periodo di gran fermento per me, ti rispondo proprio in un pre-stagione intenso e in vista di numerose trasferte! Continua a leggere

Eppur si muove

Perennemente in ritardo, la Regione Liguria si accorge delle piste ciclabili. Ne abbiamo, sempre comunque troppo poche rispetto alle potenzialità della regione e spesso lasciate allo sbando per mancanza di fondi, almeno questo viene detto. Tuttavia dalla prossima settimana c’è un bando da 360 mila euro (che nel bilancio di una Regione non sono proprio molti rispetto a ciò che ci sarebbe da fare ma vabbé, come si dice qui “meggiu che ninte”) per mettere in sicurezza i percorsi ciclabili per i comuni che superano i 20mila abitanti. Rientrerebbe nell’idea della Ciclovia Tirrenica, percorso ciclabile che sembra affascinare le eccelsi menti dei piani alti della politica sia a livello regionale che nazionale. Ovviamente è positivo, ma rendiamoci conto che è una goccia nel mare rispetto a ciò che c’è da fare sulla ciclabilità, in particolare nelle grandi città. La sicurezza dei ciclisti, sia per chi lo fa come sport che per chi lo usa come mezzo di trasporto, deve necessariamente essere al centro del dibattito sulle famose “smart cities”. Perché il problema è, a mio avviso, nell’atteggiamento delle istituzioni. La pista ciclabile e la ciclabilità in sé è vista unicamente come opportunità turistica. Degli spostamenti quotidiani di chi rinuncia alla macchina tutti i giorni per andare a lavoro in bici, cosa assolutamente consigliata nel caos di una città, ad esempio Genova, con 400mila macchine ogni giorno per strada, poco importa. Io stesso percorro tutti i giorni gli 8 km che mi separano dall’ufficio (potete vedere su Strava, Andrea Viola Violetta) in condizioni veramente disagevoli, quando lo spazio per una ciclabile ci sarebbe. Eppure quel percorso probabilmente agli occhi delle istituzioni probabilmente non è turistico. Quindi facciamo la ciclabile a mare e nell’interno auguri a tutti. La domanda è: ma un disegno globale sulla ciclabilità esiste?

La “pista ciclabile” di Piazza Caricamento (fonte: Google Maps)

Alla scoperta della Valle Scrivia

In questi giorni, rovistando tra i libri di ciclismo, me ne è capitato per le mani uno dal titolo “La Valle Scrivia in Mountain Bike”. Non è un libro nuovo, anzi; tuttavia sfogliandolo mi sono reso conto della validità che può avere ancora oggi.

L’autore è Angelo Scorza ed è edito dallo Studio Cartografico Italiano di Genova, con carte annesse in scala 1:50.000.
Il libro contiene  itinerari che si sviluppano in Valle Scrivia, quella valle alle spalle di Genova a ridosso della provincia di Alessandria, che comprende i comuni di Busalla, Casella, Crocefieschi, Davagna, Isola del Cantone, Montoggio, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna e Vobbia.
La Valle è grande e piena di sorprese paesaggistiche e naturalistiche. Non a caso il libro propone 30 itinerari con carte topografiche e dislivello.

Le descrizioni sono molto rigorose ed è per questo che risulta uno strumento utile per chi vuol fare un’uscita in mountain bike alla scoperta di questi luoghi quasi incontaminati. Insomma del cicloescursionismo. Le stesse descrizioni, infatti, vengono completate con indicazioni di distanza, pendenza media, ciclabilità, tempo medio, quota minima, asfalto, coefficiente di difficoltà, dislivello, quota massima e km da percorrere fuori strada.
Non mi resta che augurarvi buon giro!

Cosseria, un angolo di storia

Al confine con il Piemonte, i paesi della Liguria in questo periodo sono spesso ricoperti di neve. Uno spettacolo invernale dove capita spesso di incontrare biker e stradisti che si allenano nonostante le temperature.
C’è un paese particolare lì, fatto di poche case, un campo da calcio in disuso, il municipio, una chiesa. E’ Cosseria, provincia di Savona. In realtà, agli storici napoleonici non suona così estraneo come luogo: nel 1796, nei giorni 11 e 12 aprile, venne combattuta lì una battaglia tra l’Armata d’Italia, comandata proprio da Napoleone, e gli Austriaci. Il paesino di mille anime tornerà a essere tristemente famoso per aver dato il nome ad una Divisione di fanteria che farà parte della campagna di Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale.
A Cosseria viveva anche quel mito del “ciclismo eroico” (quello che oggi si svolge con bici e abbigliamento d’epoca e che vanta anche un Giro d’Italia d’epoca) che fu Luciano Berruti, al quale è stato dedicato anche un docu-film dal titolo “L’Eroico”. Luciano fu il promotore e il fondatore del “Museo della bicicletta” di Cosseria, un autentico gioiello ligure della storia della bicicletta. La passione di Luciano per la bici e per il recupero di cimeli storici fanno del museo un luogo dove si respira veramente la storia di questo sport. Maglie, bici d’epoca, libri: la collezione del Museo, composto di un’unica ampia sala, attrae per la possibilità di apprezzare particolari meccanici e firme importanti o anche solo per la possibilità di meravigliarsi di fronte alla bici senza manubrio che ha fatto la discesa dello Stelvio o alla bici-aereoplano.

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La sicurezza prima di tutto

L’ultimo episodio accaduto al giovane corridore Samuele Manfredi sulle nostre strade liguri, per la precisione presso Toirano, pone di nuovo al centro di una parte dei media nazionali la questione della sicurezza sulle strade per noi ciclisti.

La campagna Safe Cycling, realizzata dalla DDB Singapore con l’agenzia pubblicitaria OMD

Diciamo subito che poco è stato fatto in questo senso: 254 morti “di ciclismo” nel 2017 sono un dato  che non solo fa riflettere, ma fa anche rabbia. Padri, madri, figli non ci sono più. L’unica colpa è quella di pedalare in un paese che non considera il ciclista uno dei “proprietari”, al pari di automobilisti e motociclisti, della strada sulla quale si viaggia tutti insieme. Continua a leggere

Una Milano-Sanremo ritrovata nel cassetto della storia

Un documento eccezionale, un filmato di altri tempi, che da l’idea di cosa significasse andare in bicicletta ai primi del secolo scorso. Siamo nel 1922, alla 15esima edizione della Milano-Sanremo. Sulle nostre strade, ancora in terra battuta, ma che già all’epoca sapevano regalare panorami puri, senza nessun impedimento ascrivibile al cemento, si davano battaglia i migliori; non a caso davanti c’è Girardengo. Tanti particolari curiosi e storici, come l’affollato ristoro di Ovada, che mai oggi vedremmo, i ciclisti che chiedono al cameraman di spostarsi, la gente all’arrivo sul lungomare di Sanremo (molto probabilmente dove ora c’è il porto turistico) con il suo caratteristico filare di palme, i soldati e i giovani carabinieri, con i tipici cappelli triangolari di inizio novecento, che fissano la telecamera e magari si chiedono cosa sia quell’aggeggio. Divertitevi, in questi 6 minuti, anche a leggere i cartelli con la cronaca, magari imitando la voce di De Zan…

Incontri ravvicinati… in Val Bisagno!

La Val Bisagno a Genova, oltre a essere la valle attraversata dal torrente più importante della città, è famosa anche per la statale 45, la strada che, attraversando tanti paesi e paesini, porta a Piacenza. E’ la strada che venne percorsa dai partigiani nel 1945 per liberare la città dai nazifascisti. La valle è ricca di percorsi ed è per questo che d’estate io e Alessandro Bruzza ci alleniamo sulle numerose salite che si dipanano intorno, alla fine delle quali si vede sempre il mare.

Alessandro in una foto di Federica Valbrega

Ciao Alessandro, ci parli di te? La tua formazione, il tuo lavoro, insomma un po’ della tua vita non in sella.
Ciao! Sono Alessandro, ho 40 anni, ho una figlia di 10 anni che vive molto spesso con me, lavoro in uno studio tecnico di ingegneria.
Spero sempre che quello che faccio mi preceda nelle presentazioni, perché non sono molto bravo in questa parte.
Abito a Genova, ma in questo periodo della mia vita “vivo” in più luoghi diversi, mi muovo spesso, viaggio molto e ho molti amici in tutto il mondo. Questa è la cosa più bella che mi è successa per aver perseguito la passione dell’agonismo in bici. La mia formazione è molto varia, tra arte, design, architettura e ricerca storica, ma se volete sapere del mio percorso con la bici è veramente una storia lunga, che passa da agonismo, vittorie, viaggi lunghi ed esperienze tra i professionisti in ammiraglia. Continua a leggere